1. Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.
3. Una persona è stupida se causa un danno a un'altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.
4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore.
5. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.
bibliografia
The Basic Laws of Human Stupidity (The Mad Millers, 1976)
Allegro ma non troppo (Il Mulino, 1988, ISBN 8815019804).
Innovazione è un’attività di pensiero che, elevando il livello di conoscenza attuale, perfeziona un processo migliorando quindi il tenore di vita dell'uomo. Innovazione è cambiamento che genera progresso umano; porta con sé valori e risultati positivi, mai negativi. Il cambiamento che porta peggioramento delle condizioni non è innovazione: è regresso.
Il perfezionamento può riguardare un processo di produzione (prodotto con migliori caratteristiche, che richiede meno componenti, meno inquinante), un servizio (rendendolo più efficiente e utile), la creazione di un oggetto artistico (statua, disegno, quadro, fotografia che ispira un sentimento più piacevole, …), una tecnica medica (cura che porta migliore salute), una melodia, un nuovo tipo di cibo (più gustoso e invitante), una logica filosofica o spirituale (nuovo modo di vedere il mondo e gli avvenimenti che aiuta l'uomo).
L'innovazione non è limitata all'ambito tecnico: l'innovazione esiste in ogni settore, ma viene spesso legata alla tecnologia. La tecnologia, a sua volta, è il mezzo più importante per migliorare le condizioni di vita della persona: fa guadagnare terreno nel cammino verso la gioia di vivere.
L'innovazione libera l'uomo dai vincoli che ne condizionano il livello culturale e spirituale.
(tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Innovazione)
Il brevetto per invenzione è un titolo giuridico in forza al quale viene conferito un monopolio temporaneo di sfruttamento dell'invenzione in un territorio e per un periodo ben determinato, al fine di impedire ad altri di produrre, vendere o utilizzare la propria invenzione senza autorizzazione. Per invenzioni si intende una soluzione nuova ed originale di un problema tecnico. Essa può riguardare un prodotto o un processo (metodo, procedimento). In alcuni paesi, compresa l'Italia, esiste anche un'altra forma di brevetto, detta brevetto per modello di utilità, per proteggere i nuovi modelli consistenti ad esempio in particolari conformazioni o combinazioni di parti più comode o efficaci rispetto a quanto già noto...
In generale, per la brevettabilità, oltre all'industrialità dell'invenzione sono indispensabili i requisiti della novità e dell'attività inventiva. Ciò significa che il trovato oggetto dell'invenzione deve essere nuovo, e cioè non deve essere compreso nello stato della tecnica (v. art. 46 Codice della Proprietà Industriale). Inoltre, l'oggetto del brevetto deve essere frutto di attività inventiva nel senso che, agli occhi di una persona esperta del ramo, esso non deve risultare in modo evidente dallo stato della tecnica (cfr. art. 48 Codice della Proprietà Industriale).
L'elenco di ciò che può costituire brevetto non è tassativo, ma può essere aperto a nuove tipologie di invenzioni, ad eccezioni di quelle espressamente indicate dalla legge.
Il titolare del brevetto, che può essere diverso dall'inventore, ha un diritto esclusivo sullo sfruttamento dell'invenzione. Questo è un diritto patrimoniale, che può essere ad esempio ceduto o dato in licenza, gratuitamente o, più spesso, dietro compenso. L'inventore o gli inventori rimangono comunque sempre titolari del diritto personale di essere riconosciuti autori dell'invenzione; questo è un diritto inalienabile che non può essere ceduto...
Requisiti per l'applicazione della tutela brevettuale
L'art. 45 comma 1 DL 30/2005 dice: Possono costituire oggetto di brevetto per invenzione le invenzioni nuove che implicano un'attività inventiva e sono atte ad avere un'applicazione industriale.[2]
Per essere considerata brevettabile, un'invenzione deve avere le seguenti caratteristiche: novità, attività inventiva, industrialità, liceità, sufficiente descrizione.
La novità Una delle caratteristiche necessarie ad una invenzione perché sia brevettabile è che essa sia nuova, cioè che quando viene depositata la domanda di brevetto, l'invenzione non sia già stata resa disponibile al pubblico con una descrizione scritta o orale, con una utilizzazione o qualsiasi altro mezzo.(art. 46 DL 30/2005).
Una predivulgazione da parte dell'autore dell'invenzione ne pregiudica la stato di novità rendendola non più brevettabile; la stessa cosa vale per una predivulgazione fatta abusivamente da una persona che non è l'autore. Tuttavia, l'art. 47 comma 1 DL 30/2005 concede di poter depositare la domanda di brevetto entro sei mesi dalla predivulgazione.
Nell'art. 47 comma 2, invece, si specifica che non è considerata predivulgazione una presentazione dell'opera in esposizioni ufficiali o ufficialmente riconosciute dalla Convenzione di Parigi del 22 novembre 1928 (vedi Ufficio Internazionale delle Esposizioni).
Un'altra situazione in cui non viene pregiudicata la caratteristica di novità è quella in cui venga brevettato un nuovo utilizzo di una sostanza già conosciuta (art. 46 comma 4 DL 30/2005); se una sostanza ha delle utilizzazioni già disponibili per il pubblico, una nuova utilizzazione della sostanza stessa è brevettabile.
L'attività inventiva Questa caratteristica di un' invenzione è difficilmente valutabile in termini oggettivi; a livello Europeo esistono delle linee guida da seguire per garantire un esame oggettivo dell'attività inventiva, ma in Italia no: una domanda di brevetto viene esaminata da un tecnico, esperto del settore di appartenenza dell'invenzione che, soggettivamente, valuterà l'attività inventiva della stessa.
L'art. 48 DL 30/2005 dice, infatti, che l'attività inventiva sussiste se, per una persona esperta del ramo, l'invenzione non è evidente allo stato della tecnica.
L'industrialità Un altro requisito di validità del brevetto sussiste nel caso in cui l'invenzione possa essere fabbricata e utilizzata in qualsiasi genere di industria, comprese quelle agricole (art. 49 DL 30/2005). È necessario, però, considerare che la semplice possibilità di produrre l'oggetto, non basta per rendere valido il brevetto; l'invenzione, infatti, deve soddisfare un bisogno dell'Uomo, e, se ciò non avviene, le aziende non vorranno produrlo, perché non utilizzabile per nessuno scopo; non vi è, così, il requisito di industrialità.
La liceità L'invenzione è lecita quando il suo sfruttamento non sia contrario all'ordine pubblico ed al buon costume (art. 50 comma 1 DL 30/2005). Anche se il brevetto non attribuisce al proprio titolare il diritto di attuare l'invenzione, ma solo quello di vietare a terzi di utilizzare la tecnologia rivendicata, questo limite alla brevettabilità è presente in tutte le legislazioni europee. Con il varo della direttiva CE/44/98 l'esclusione ha acquisito anche maggiore rilevanza pratica. Accanto alla clausola generale le norme comunitarie menzionano infatti alcuni trovati che devono essere esclusi dalla tutela brevettuale in quanto ritenuti contrari all'ordine pubblico ed al buon costume. L'elenco comprende in particolare: a)i procedimenti di clonazione di esseri umani; b) i procedimenti di modificazione dell'identità genetica germinale dell'essere umano; c) le utilizzazioni di embrioni umani a fini industriali o commerciali; d) i procedimenti di modificazione dell'identità genetica degli animali atti a provocare su di loro sofferenze senza utilità medica sostanziale per l'uomo o l'animale, nonché gli animali risultanti da tali procedimenti.
La sufficiente descrizione Questa caratteristica, a differenza delle precedenti, non riguarda l'invenzione stessa ma la domanda di brevetto; è necessario, perché essa sia valida, che l'invenzione sia descritta in modo sufficientemente chiaro e completo, in modo che una persona esperta del settore possa attuarla senza dover fare ulteriori ricerche e senza nemmeno dover selezionare le informazioni utili in mezzo ad altre inutili (art. 51 DL 30/2005).
L' art. 51 comma 3 DL 30/2005 regolamenta la situazione in cui l'invenzione preveda l'utilizzo di un microrganismo non accessibile al pubblico e che non può essere descritto in modo tale da permettere ad una persona esperta del settore di attuare l'invenzione; in questo caso la descrizione sarà considerata sufficiente se si rispetteranno le condizioni descritte all'art. 162 DL 30/2005:
1) una coltura del microrganismo deve essere depositata entro la data di deposito della domanda presso un centro di raccolta di tali colture.
2) la domanda depositata deve contenere informazioni pertinenti sul microrganismo.
3) la domanda deve contenere l'indicazione del centro di raccolta presso cui è stata depositata la coltura.
La domanda di brevetto deve contenere una sola invenzione (art. 161 comma 1 DL 30/2005) e, nel caso di domanda con più invenzioni, l'Ufficio brevetti deve invitare il richiedente a modificare la domanda entro un termine stabilito dall'Ufficio stesso, in modo da avere una sola invenzione nella domanda (art. 161 comma 2 DL 30/2005); più invenzioni implicano più domande.
(tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Brevetto)
Intraprendere Ecco le 5 domande che bisogna porsi prima di aprire il la tua attività di commercio. Non parlo di un semplice business internet. Si tratta di una vera bottega, coi muri, una clientela che ricevete tutti i giorni o regolarmente. Questa attività commerciale una volta che sarete dentro vi chiederà molto
di sforzo, delle ore di lavoro a non più finire (perso). Si lavora anche 65 ore per settimana. Ma la parte più interessante è che sono il padrone di me stesso, non ho ordini da ricevere dal mio superiore, gestisco il mio impiego del tempo come lo sento.
- Sono fatto per il commercio?
- Prima dell'apertura dell'attività commerciale: In quale campo di attività ho io le competenze?
- Vado a creare il mio commercio o acquaisirne uno?
- Preferisco essere accompagnato o intraprendere in tutto da solo?
- Quale è la concorrenza in questo campo di attività?
1 domanda: Sono fatto per il commercio?
Prima di intraprendere qualunque cosa questo sia vi ponete questa domanda. Mi direte che è la logica, ma quanto commerciante hanno ripreso un commercio, poi 1 o 2 anni dopo questo sono detti che non era fatto per ciò.
2 domanda: In quale campo di attività ho io le competenze per aprire la mia bottega?
Chiedete se si avete un hobby, un'attività che attirerete particolarmente più o un qualsiasi esperienze nel campo che volete intraprendere?
È un poco come fare una retrospezione su sé stesso, guardando le cose che si sa fare e di altro meno o non tutto. Ponetevi questa domanda prima di avviarsi al vostro progetto.
3 domanda: Vado a creare un attività commerciale o riprenderne una?
Mi sento capace di creare il mio commercio e, ho la capacità finanziaria e sufficiente di esperienza per realizzare questo progetto dalla A alla Z? O preferite allora, forse prendere meno di rischio e riprendere un affare chi esisto già?
Questi criteri sono veramente da prendere in considerazione prima di aprire il vostro commercio. Dovrete sapere prima di lanciarvi se vi sentite capaci di creare o di riprendere un commercio. Seguendo ciò che vi sceglierete intraprenderete in questo senso.
4 domanda: Preferisco essere accompagnato o intraprendere tutto da solo?
Secondo la vostra scelta di commercio dovrete optare o per una rete in franchigia o intraprendere in tutto da solo.
5 domanda: Quale è la concorrenza in questo campo di attività?
Avete un'idea, vi informate sul vostro progetto, vi chiedete se ha un potenziale o se qualcuno l'ha sfruttato già prima di voi tale attività?
(tratto da http://www.sapereweb.com/index.php/Attivita-commerciali/5-domande-da-porsi-prima-di-aprire-un-commercio.html)
Lavorare per vivere o per pagare le tasse? Un tempo lavoravamo 6 mesi per pagare le tasse dell'anno.
Temo che col tempo si lavori sempre di più per sempre più tasse; stiamo pagando svariate imposte sulla stessa attività come sullo stesso bene.
Cosa ne pensate?